Sono milioni i pensionati che, per comodità e facilità, riscuotono ogni mese il proprio assegno in contanti alle Poste senza accredito sul conto corrente: circa 3 milioni di persone che vivono soprattutto nei paesi di provincia e in montagna. Come è ormai noto, da gennaio la manovra Monti renderà impossibile simili operazioni per gli importi superiori ai 980 euro. Tra pochi giorni occorrerà per forza avere un numero Iban dove fare atterrare i trattamenti di Inps, Inpdap e di qualsiasi altra cassa previdenziale. Come spiega oggi Repubblica, i call center degli istituti, oltre a quello delle Poste, da giorni sono presi d’assalto: “Contattando il call center dell’Inps, ieri mattina, non si riuscivano ad avere risposte. ‘Bisogna aprire un conto corrente per l’accredito’, spiegava l’operatore. E quanto tempo ci vuole perché la pensione arrivi in banca o alle Poste? ‘Due o tre mesi’. E gli assegni di gennaio e febbraio? ‘Non sappiamo’. Nebbia fitta”. Più tardi, nel pomeriggio, si è capito che, probabilmente, a gennaio sarà ancora possibile farseli dare in contanti, in attesa che arrivino i conti senza costi: “Secondo le rassicurazioni del governo Monti e del ministero dell’Economia entro tre mesi verranno definite le linee guida stipulate in collaborazione con l’Associazione bancaria italiana per una nuova formula di conto corrente base, semplice e gratuito. Associazioni e sindacati, però, non si fidano”.
Leggi anche:







Aggiungi a Google


Ultimi Commenti