Umberto Ruta. 44 anni. Professione mediatore finanziario (in quella grande lingua che tutto nobilita e significa che è l’italiano si chiama “faccendiere”). Residente a Milano, domiciliato in un lussuoso appartamento di Porta Venezia a Milano da 50mila euro di affitto l’anno e con studio professionale nel centro di Monza. Villa con piscina in Sicilia, due Porsche, moto Harley Davidson, yacht con personale di bordo a disposizione come dotazione base. Poco prima di Natale Umberto Ruta è stato arrestato come evasore totale per una decina di milioni di euro. Dopo essere stato cancellato dall’albo professionale da parte della Banca d’Italia, ha continuato a svolgere abusivamente il mediatore finanziario e creditizio ad alto livello, specializzato nel comprare società fittizie e nel metterci dei prestanome ai vertici dirigenziali. Ora è stato rinviato a giudizio e al Tribunale di Monza dovrà rispondere di evasione fiscale e sembra che abbia intenzione di patteggiare la pena. È una storia italiana che sembra andare un po’ in controtendenza rispetto a quello che normalmente si pensa sugli evasori del nostro paese: “Tanto quelli non vanno mai in galera”. Perché è vero che con le più recenti norme anti-evasione si va, in teoria, in carcere non solo, come precedentemente, se si superano i 3 milioni di euro sottratti al fisco. L’arresto è previsto anche se l’imposta evasa supera i 30 mila euro. La differenza è che se si evadono 3 milioni non si può beneficiare della sospensione della pena. Anche per l’emissione e l’utilizzo di fatture false si va in galera a prescindere dall’importo mentre in passato era considerato reato solo se i redditi non dichiarati ai fini Irpef erano di almeno 196 mila euro. Il tutto, secondo una ricerca commissionata dall’Associazione Contribuenti Italiani e condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei, in uno stato, come l’Italia, che rappresenta il top dell’evasione fiscale. La classifica degli evasori europei vede infatti il nostro paese al primo posto con il 54,5 per cento del reddito non dichiarato, seguito da Romania (42,4 per cento), Bulgaria (39,8 per cento), Estonia (38,2), Slovacchia (35,4). Ultimi nella lista sono l’Inghilterra con l’11,7 per cento, il Belgio con il 10,1 per cento e infine la Svezia con il 7,3 per cento. A evadere in Italia sono soprattutto le industrie (32,8 per cento) le banche e le assicurazioni (28,3 per cento), i commercianti, gli artigiani, i liberi professionisti e i lavoratori dipendenti (7,4 per cento). Certo le pene nel nostro paese sono esigue e quel “si va in galera” finisce quasi sempre con gli arresti domiciliari, la riduzione della pena e quant’altro non si riscontra, invece, negli altri paesi europei e, soprattutto, negli Stati Uniti. In attesa che, assieme alla guerra al contante a all’ampliamento degli strumenti di controllo per la Guardia di Finanza, vengano inasprite le pene agli evasori, vedremo presto che fine farà anche Umberto Ruta.


