L’hacker civico spinge avanti la conoscenza

hackCivic hacker. Lo chiamano così. Si tratta di un tipo di hackeraggio che entra negli spazi pubblici su internet per collaborare con enti e amministrazioni locali. Come spiega Il Sole 24 Ore, “Progettano applicazioni software e alimentano la condivisione attraverso gli open data. Negli Stati Uniti da poco la Casa Bianca ha istituito un National Day of Civic Hacking per coinvolgere gli sviluppatori software nelle iniziative sul territorio. Un punto di riferimento per i civic hacker è Ethan Zuckerman: ha fondato il Center for civic media al Mit che riunisce esperienze di costruzione degli spazi pubblici da parte delle comunità locali”. Nei pressi del campus di Facebook a Menlo Park esiste anche una via chiamata Hacker way che sta a indicare “un percorso pragmatico e costruttivo verso l’arricchimento della conoscenza attraverso continui feedback e reiterazioni. Il libro Hackers: heroes of the computer revolution scritto da Steven Levy che ha reso celebre anche la parola hacker racchiude le storie di giovanissimi Steve Jobs, Steve Wozniak, Bill Gates. In particolare, Wozniak aveva costruito un piccolo apparecchio (blue box) per telefonate gratuite, anche intercontinentali”. Infine, esistono anche gli hacker etici, chiamati white hat, che spesso provengono dalla sicurezza informatica e “mettono alla prova le difese digitali di aziende oppure esplorano i limiti dell’universo on-line”.