Potente e intrigante reportage de Il Fatto Quotidiano sugli esempi di finanza sociale che si stanno sviluppando in giro per il mondo. A partire dal Brasile, quartiere povero di Fortaleza. “Qui, nella comunità di Palmeiras, la spesa-e non solo- si fa così. Del real, la moneta corrente del paese, Dona Raimunda e gli altri ricordano poco e niente. «Compro le medicine e ciò che serve per sostentare la mia famiglia, pago il gas e tutto il resto con i palmas – afferma la donna”. Le famiglie, che non riescono ad avere accesso al credito e alla valuta nazionale, possono comprare tutto ciò di cui hanno bisogno utilizzando i palmas (un palma equivale a un real), la moneta coniata dalla banca con cui vengono saldati anche i salari. I negozianti, inizialmente scettici, si sono ricreduti. “Posso retribuire i collaboratori, mandare avanti la mia impresa”. “L’accesso al credito ha infatti aumentato il reddito e ora i venditori possono richiedere prestiti restituendo la somma in sei rate e con un tasso di interesse inferiore. Ma questa è solo una delle tante facilitazioni. Esiste anche una speciale carta di credito, una sorta di microfinanziamento per il consumo, valido solo per gli acquisti all’interno del quartiere. Un’opportunità dal duplice beneficio – per venditori e utenti – priva di costo, con un credito iniziale di 20 reais, e che può arrivare a 100 se il titolare è puntuale nei pagamenti”. È proprio sulla localizzazione e sul territorio che ha deciso di puntare anche la JAK Bank, la banca etica svedese il cui acronimo significa “Terra, Lavoro, Capitale”, “un istituto cooperativo con sede a Skövde che mira a valorizzare l’ambiente, l’uomo e le sue risorse attraverso un ritorno all’economia reale. Sembrava impossibile, quasi come coniare una nuova moneta, eppure 35.000 soci, solo in Svezia, si sono riuniti in questa iniziativa e oggi possiedono (realmente) la loro banca”.


