Negli Usa pagare con lo smartphone è una realtà da tempo: “esistono persino apparecchi che trasformano un iPhone in lettore di carte di credito (Paypal Here o il servizio di Square). Per non parlare poi di Google Wallet, partito asettembre scorso con circa300 mila negozi sparsi negli Usa”. Ma “In Europa siamo in ritardo, con l’eccezione della Francia dove ci sono i servizi del consorzio Citizy, tra operatori e banche, per pagare con il cellulare sui mezzi di trasporto e nei negozi”, così spiega a Repubblica CarloAlberto Medaglia, responsabile Rfid Lab presso l’università La Sapienza di Roma. E tra i paesi più ritardatari c’è l’Italia, dove siamo ai preliminari anche se le modalità sono le stesse usate in America: “La base di partenza sono una carta di credito e una sim della banca e dell’operatore telefonico che offrono assieme il servizio, più un cellulare dotato di tecnologia nfc che permette la trasmissione sicura di dati fra lo smartphone e il pos”. L’esperimento provato da Repubblica è Move and Pay, di Intesa San Paolo, destinato ad arrivare entro fine anno sul mercato: “A Milano, dove abbiamo fatto una prova, non è difficile trovare esercizi già abilitati per pagamenti del genere. Il problema maggiore è che Intesa San Paolo ora cerca di accordarsi con altre aziende di telefonia mobile. Ma non è facile. Quelle più importanti potrebbero lanciare da sole i propri servizi nfc, per conservare un controllo sugli abbonati. Controllo che invece dovrebbero cedere in parte se a bordo salisse una banca. Di qui l’attuale braccio di ferro che rischia di rallentare l’avvio di questa piccola grande rivoluzione”.



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