Gira voce che alcuni cittadini italiani si stiano disfacendo alla spicciolata del proprio Suv per non incorrere nel laccio del redditometro. Gira voce che ti mettano una specie di puntatore satellitare tipo Google non appena varchi la soglia di una beauty farm per farti schiacciare i punti neri. Qualcuno sostiene perfino di essere stato pedinato fino a casa solo perché, l’ultimo dell’anno, si è fermato dal droghiere a comprarsi una magnum di Riccadonna. “Siamo tutti sotto controllo” recitano i blog più apocalittici tirando in mezzo l’immancabile citazione dal Grande Fratello di Orwell. Qualcuno si lancia sul Panopticon buttandoci dentro due ammonimenti di Foucault e, a noi, invece, non resta che tirare in ballo l’Anello di Gige. Che, per altro, ci piace. Un tizio, un bovaro, tale Gige appunto, entra un giorno in un buco nel terreno causato da un terremoto e scopre che vi è, tra l’altro, un soldato morto con al dito un anello d’oro. Gige prende l’anello e, poco dopo, scopre che girandolo sul dito può diventare invisibile. Che fa il ragazzo? Fila dritto al palazzo del re, si rende invisibile, gli seduce la moglie e con il suo aiuto uccide il re diventando sovrano della Lidia. Nella Repubblica, Platone tira fuori la questione per dimostrare che nessun uomo è così virtuoso da resistere a ciò che più gli conviene se è certo di non essere scoperto. Si è giusti solamente sotto costrizione, poiché l’ingiustizia e il non rispetto delle leggi sono più utili e vantaggiosi. Beh, prima di tutto un avvertimento ai nasconditori di Suv: sappiate che il redditometro impasterà le sue mani anche nelle dichiarazioni pregresse, a partire dall’anno d’imposta 2009. Anzi, tutte le operazioni fatte in fretta e furia di questo periodo non fanno altro che accendere i sospetti del fisco, il quel fisco monitora non solo il possesso dei beni ma anche le cessioni. Detto questo, a uso dei frettolosi, torniamo a Gige. Siamo tutti con Platone quando ci si immagina che voltando un anello sul proprio dito si possa diventare re con tanto di giovane moglie al seguito. Il re, nella mitologia applicata alla realtà, è il grande evasore, colui il quale atterra impunemente con l’elicottero sulla spiaggia per portare mammà al ristorante. Il tizio che nel garage sotterraneo ha stipate decine di Ferrari con le quali esce di nascosto la notte da una botola segreta tipo Diabolik. Il magnate dell’uranio impoverito che passa il tempo nell’aria rarefatta della sua tende iperbarica osservando la sua collezione di Van Gogh. Ma chi gira sul proprio dito l’anello di Gige nel nostro paese spesso lo fa per evadere un po’ di reddito, eludere un po’ di fisco, non mettere nel mucchio la vendita della cucciolata di Akita Inu o della Panda di nonna. Forse, in questo paese fatto di Gige (anche per il solo piacere di essere come gli altri) quel po’ di controllo in più con redditometri, supercomputer e mappature dei comportamenti fiscali incoerenti non viene solo per nuocere: qualche bovaro anellato potrebbe venire a galla e, agli altri, anche solo il dubbio che l’anello possa finalmente non funzionare, forse, toglierà comunque un po’ di sonno.
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