Carte anonime, money trasfer e gioco d’azzardo: così fuggono i capitali telematici

19 gennaio 2012
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Certo che se si fa un gran parlare di danaro elettronico e, quindi, tracciabile, poi ci si aspetta che possa davvero essere così. Ma bisogna fare i conti con la realtà delle mille eccezioni e degli interessi non proprio puliti del nostro stesso stato di legalità (tra virgolette) e, come spiega oggi su Sette Umberto Repetto, nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza: “Chi ha contante (e un po’ di tempo) a disposizione deve solo fare la fatica di trovare una tabaccheria poco distante da casa, entrare nell’esercizio pubblico e chiedere una carta di credito ‘usa e getta’. Non c’è bisogno di esibire documenti odi far registrare dati in ipotetici archivi: per avere una carta al portatore e quindi anonima si paga una piccola spesa di attivazione che di solito si aggira sui 5 euro e si può caricare la scheda con importi variabili mediamente attorno ai 150 euro. Non esiste un’anagrafe di queste carte né altra procedura di riconducibilità al possessore”. E pure senza uscire di casa si possono trovare carte di credito recapitate a domicilio dopo richiesta con dati falsificabili effettuata via internet. Oppure ci si butta sulle carte e sui conti per il gioco: “Ovvero le soluzioni create per spianare la strada al gioco d’azzardo su internet e alle scommesse su piattaforme telematiche. Su quei canali, benedetti dal cosiddetto gioco sicuro, i flussi di denaro ne incrociano altri assolutamente estranei a quelli del tavolo verde. II denaro può passare da una carta all’altra fino a rimaterializzarsi oltre confine andandosi a depositare in un conto estero facendo perdere facilmente le proprie tracce”. Senza dimenticare che esistono i circuiti di money trasfer e che basta dare una mancia a qualche extracomunitario per farsi piazzare la somma aldilà dalla competenza delle autorità nazionali. In barba ai limiti al contante e alla tracciabilità.

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