300, mille o niente: limitare il contante o lasciarlo al 90 per cento? Le 5 proposte di Woc per il Governo

cashBersani ne aveva accennato alla possibilità di portare a 300 euro il limite massimo per l’uso di denaro contante. Berlusconi ne aveva accennato alla possibilità di togliere l’attuale limite massimo all’uso del contante fissato a mille euro. Sul blog di Grillo si è più che accennato invece alla necessità di non influenzare l’uso del contante. I commercianti, soprattutto di beni di lusso, si sono lamentati del fatto che la tracciabilità delle spese in contanti abbia portato a significative riduzioni del loro fatturato, soprattutto perché simili acquisti si possono celebrare in tranquillità oltreconfine. E un gran dibattito è stato fatto in questi mesi sull’argomento, a partire anche da una serie di articoli di Milena Gabanelli. Quel che resta, a oggi, è però lo studio di Banca d’Italia che quantifica in 8 miliardi di euro (pari allo 0,52 per cento del Pil, 133 euro pro-capite) il costo sociale del contante. Valori superiori alla media europea (0,40 per cento), a eccezione dell’Ungheria (0,79 per cento). Dall’indicatore riferito al Pil si ricava che in Italia i costi del contante risultano 13 volte più elevati di quelli dei pagamenti con carte di debito e superiori di oltre 7 volte a quelli dei pagamenti con carte di credito. Gli stessi indicatori sono ridotti di oltre il 70 per cento nel caso di Paesi come la Danimarca e la Svezia nei quali le analisi più recenti portano in emersione un’importante predisposizione alle carte di pagamento negli acquisti al dettaglio. È chiaro che da noi si viaggia su percentuali esasperate che nutrono evasione e corruzione (siamo al 72esimo posto, dietro al Ruanda, al Lesotho e a Cuba nella speciale classifica dedicata al tema): secondo un Occasional Papers dedicato all’Eterogeneità nelle abitudini di pagamento, sempre Bankitalia rivela un dato particolarmente significativo: da noi il cash la fa da padrone con una cifra che si aggira attorno al 90 per cento delle transazioni economiche contro una media del 70-80 per cento dei principali Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Belgio) e del 60 per cento in alcuni paesi  come Norvegia e Finlandia. Inoltre, per quanto riguarda l’uso degli strumenti elettronici di pagamento (carte di credito, bancomat e smartphone) l’Italia è l’ultima fra i grandi Paesi Ue. Dietro di noi restano soltanto alcune, poche, nazioni come la Lituania, la Polonia, la Grecia, la Romania e la Bulgaria. Indipendentemente da come, quanto e in che modo si voglia puntare sulle limitazioni nell’uso del contante, auspichiamo che il nuovo governo possa pensare di adottare almeno qualcuna delle cinque proposte che Woc ha da tempo proposto al pubblico dibattito per puntare con decisione sulla diffusione dei pagamenti elettronici.